mercoledì 27 febbraio 2008

Il coprifuoco



Dopo la dichiarazione dello stato di assedio (ma quanto si discute qui, sulla differenza tra "stato di emergenza" e " stato di assedio"), c'e' stata una settimana di coprifuoco caratterizzata da tante piccole stranezze.

Prima pero' una nota culturale, per giustificare una volta di piu' la fama di attitudine professorale che alcuni trovano io abbia.
Coprifuoco e' una parola dei tempi antichi che indicava il momento nel quale, a seguito del suono di una campana nei villaggi, tutti i fuochi dovevano essere spenti o comunque confinati, per evitare che di notte divampassero incendi che avrebbero potuto ardere il villaggio intero. Questo e' perlomeno quello che dice il Webster II. Se qualcuno ha da segnalarmi altre spiegazioni sara' benvenuto.

Torniamo a noi. Il coprifuoco, curfew in inglese, consisteva nel divieto di essere su spazi pubblici dalle 20 alle 6. In sostanza di sera la gente deve stare a casa. Questo nel tentativo di impedire assembramenti che qui facilmente si trasformano in rivolte di varia gravita'.

Come conseguenza questo coprifuoco ha prodotto molti cambiamenti nelle tribu' degli stranieri che abitano a Dili.
Il primo che mi viene in mente e' che ho conosciuto un sacco di giapponesi che seppure abitando nel mio stesso albergo erano a me ignoti, dato che andavano a lavorare verso le 7.30 e tornavano a mezzanotte passata (si' certo, tutti i giorni). Il coprifuoco li ha costretti, tra forti dolori, a fare degli orari umani.
Breve digressione: a me ha fatto morire dal ridere. In Giappone gli impiegati ministeriali lavorano sovente sino alle 11 di sera, se serve. Le 23!!! Ma ce lo immaginiamo un impiegato ministeriale di Roma che alle 16.40 (ammettiamo che l'orario sia sino alle 17, non lo so ma invento) sta gia' con il cartellino in mano, il computer e' spento da un pezzo, a sentirsi dire: Rossi, oggi le farebbe 6 ore di straordinario? Fine della digressione.
Altro cambiamento era la cena. Cena al ristorante dalle 17.30 alle 19.30 (certo, perche' l'ultima mezz'ora serve a consentire ai camerieri di tornare a casa). Ristoranti stracolmi, data la concentrazione in un periodo cosi' breve di tutti quelli che vorrebbero mangiare fuori. A volte il cibo non arrivava e quindi tutti a casa, come nelle punizioni ottocentesche, senza cena.
O magari arrivava all'ultimo momento utile; e' capitato al sottoscritto di vedersi consegnare la cena alle 19.45, e quindi, chiesti dei contenitori, abbiamo provveduto a spartirci, come dei cannibali, il pasto un po' versando da un contenitore all'altro, un po' con le mani per i cibi un po' piu' asciutti e poi, come razzi, tutti in macchina alle 19.50 e volando in una citta' gia' quasi deserta, alla volta ciascuno della sua abitazione.

Si, perche' come ho detto nella mia memoria precedente, in astratto ci sarebbe l'ordine di sparare a chiunque si muova in citta' dopo le 20. Sinora, a distanza di circa 2 settimane, non sono a conoscenza di nemmeno una occorrenza di tali incidenti.

I ristoranti si svuotano in cinque minuti di orologio (la citta' e' piccola quindi le case sono tutte in un raggio di 5 o 10 minuti). Sembra magia, ma tutti quasi insieme pagano, salutano e se ne vanno).

* * * * *

Adesso la musica e' cambiata; da tre giorni fa il coprifuoco inizia alle 22, il che permette di cenare con il buio (che non guasta), ed e' stato esteso di altri 30 giorni, in aggiunta ai 7 iniziali.
Dal lato degli sviluppi delle indagini, non sono addentro alla questione, ma sono arrivati degli specialisti dell'FBI, che provvederanno a trovare il colpevole.
Uno qualunque, nel caso.
Il famoso Alfredo e' stato sepolto con un certo clamore ma senza disordini; il mio ex autista, quello che stava per farmelo incontrare, era in primissima fila sui servizi della televisione relativi al funerale.

Il tempo e' tornato clemente e si potrebbe ricominciare ad andare al mare. E' dal 20 dicembre che non faccio una nuotata come si deve, e oggi, che e' l'11 di Marzo, sarebbe proprio ora. Anche perche' qui gli svaghi non e' che abbondino.

L'aspetto lavorativo va a tutto vapore, come e' bene che sia, ma cio' implica dei ritmi e delle condizioni ambientali di lavoro che sfibrano enormemente.

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