giovedì 1 dicembre 2011

Faisalabad, Pakistan November 2011 - L'arrivo all'aeroporto di Lahore

Data la difficolta' con la quale si reperiscono alcolici in Pakistan (almeno a Faisalabad, dove abito), ho pensato: "Stavolta li frego io, mi porto una bottiglia di wisky dall'italia, cosi' se mi viene a visitare qualcuno, almeno ho qualcosa da offire, invece del solito succo di frutta".
E cosi' mi sono informato sulle regole che vigono per l'importazione di alcolici da parte di turisti o stranieri in generale, ed ho scoperto, visitando il sito dell'Aeroporto Internazionale di Lahore, che l'importazione e' proibita a tutti, in nessuna quantita'. Se un turista, per errore, fosse trovato in possesso di alcolici, questi verrebbero tenuti in custodia sino alla ripartenza.
La cosa strana e' che comunque, sebbene molto ristretta, la vendita di alcolici negli alberghi e in altri posti che non conosco di persona e' comunque consentita. Quindi il divieto di portare una bottiglia dall'estero e' abbastanza inspiegabile.

Comunque, accertato che per l'infrazione di portare una bottiglia dall'Italia non mi avrebbero trascinato davanti al plotone di esecuzione, decisi di rischiarmela, quindi una volta in Italia feci la solita provvista di salame, mortadella, prosciutto ecc. e presi una bottiglia di Johnnie Walker (siccome poi l'appetito vien mangiando, comprai anche una bottiglia di grappa). E confidavo sullo stellone, all'arrivo a Lahore.

L'aeroporto di Lahore e' organizzato cosi': all'uscita, dopo aver eseguito il controllo passaporti ed aver recuperato il bagaglio, si deve transitare attraverso un controllo di polizia dove i bagagli vengono messi su un nastro che li scansiona ai raggi X, mentre le persone passano tranquillamente. All'imbocco di questo nastro avvengono tragedie. Infatti il numero di viaggiatori che si accalca per mettere le proprie valigie sul nastro e' immenso, anche centinaia di persone, nelle ore di picco, le quali sgomitano, si spingono, litigano e strillano pur di riuscire a poggiare il bagaglio sul nastro. E' assolutamente normale che per riuscire a spingere dentro la bocca della macchina a raggi la propria valigia si sposti o si tolga quella di altre persone, che ovviamente non gradiscono la cosa e di qui nascono competizioni per la sopravvivenza. Tutto questo perche', coerentemente con i costumi locali, la "fila" non e' una fila per uno, o per due o per tre. Si tratta di un "mucchio" di persone che si accalca intorno a questo nastro da tutte e tre i suoi lati liberi e, a mano a mano che si crea spazio per le valigie, ad una lentezza cosmica, ognuno si sente in diritto di prendere quel posticino appena creatosi. E il numero di carrelli vuoti, abbandonato a questo imbocco, rende la cosa anche pericolosa, perche' si inciampa, e si cade. Insomma una situazione di competizione naturale dove per sopravvivere devi passare sopra qualcun altro.

Quando giunto a Lahore, riuscii, con estrema fatica, a farmi largo e a trovare un posticino sul nastro, confidavo che in quel marasma il poliziotto davanti allo schermo non avrebbe prestato attenzione alle mie due bottiglie. All'uscita del nastro c'e di solito una montagna di valigie che cadono disordinatamente per terra. Giunto alla mia, il poliziotto davanti allo schermo, con un bastoncino che somigliava ad un'antenna telescopica delle radio, delicatamente picchietto' due volte sulla mia, senza nulla dire, ed io lo interpretai come un presagio negativo. Nel frattempo che lui, sempre con un distacco professionale, picchiettava su alcune altre, si ' materializzo' dietro di me un altro poliziotto ed io, mantendendo un aplomb inglese e fingendo di non averlo visto, recuperai la mia valigia e mi diressi, con la piu' credibile nonchalance, verso l'uscita. Ma il poliziotto mi seguiva in silenzio, e una volta arrivati alla dogana, mi ingiunse: "Signore, per di qua".
"Ahia" pensai io. Mi misi al banco della dogana ed il poliziotto se ne torno' al nastro. La tentazione di andarmene ci fu, ma non sapevo in che cosa sarei incorso.
Il doganiere mi domando' cosa avessi in valigia ed io risposi "Niente!"  e allora questi: "Niente? allora perche' sei qui?"
Quindi spiegai di avere del cibo, una bottiglia di vino. Al che egli si illumino'.
"Vino? vedere vedere aprire"
Ed io aprii. Che dire siccome voleva vedere la bottiglia io cominciai a frugare in cerca di quella di grappa, piu' economica, ma la sorte volle che incappai in quella di Johnnie Walker. Fui informato che era proibito, e che la avrebbero tenuta loro. Chiesi perche', visto che questo materiale e' in commercio anche in Pakistan, e che i miei colleghi lo portano sempre, ma rispose che era la legge.
Quindi domandai se fosse possibile un accordo diverso, ma fu irremovibile e disse "Mi dispiace ma su queste cose non si fanno trattative" Come se fosse un contrabbando d'armi.
Richiusi la valigia, contento che meta' del bottino lo avevo preservato, e mi rilasciarono una ricevuta con la quale avrei potuto recuperare il mio wisky, alla partenza. Con scarsa fiducia lo presi, ringrazia e me lo misi in tasca.
Quando vidi la mia bottiglia insieme a tante altre cose sequestrate, senza nessun identificativo, cominciai a pensare che qual wisky sarebbe stato goduto da altri, e richiesi che doveva essere identificato con lo stesso numero della mia ricevuta. Il solerte impiegato allora riprese la bottiglia e vi scrisse con un pennarello il numero della mia ricevuta. Salutai e me ne andai.

sabato 28 maggio 2011

Faisalabad, Pakistan May-June 2011

ITALIANO
Anche questo soggiorno in Pakistan sta per finire, tanto lavoro e niente svago.















La questione della sicurezza non si sente per niente, sono circa 3 settimane che Bin Laden e' stato ucciso (cosa della quale qui tutti pensano che non sia vera), ed ogni tanto si leggono sui giornali notizie di sparuti attentati nelle zone del Pakistan vicine al confine con l'Afghanistan. Qui, nel Punjab la situazione e' tranquillissima, almeno sulla base delle notizie che ricevo.







A proposito di Bin Laden qui la verita' alternativa e' che questi sia morto alcuni anni fa, la famosa villa-bunker di Abbottabad fosse disabitata da anni e che tutto questa notizia sia un falso organizzato, come se ci fosse bisogno di dirlo, dagli americani. Boh?






Comunqe la vita qui e' all'interno di un campo circondato da mura alte 3 metri e pieno di guardie, e andare fuori e' cosa rara e limitata all'indispensabile. La moltitudine di guardie penso sia piu' per una sicurezza standard anti ladro che non per motivi di gravi minacce (anche perche' in caso di gravi minacce, le guardie secondo me sarebbero le prime a volatilizzarsi).





































Pero' ho ricevuto una mail bellissima piena di fotografie sul Pakistan, che ne mostrano degli aspetti etnici e culturali molto interessanti. Qui ne propongo alcune, per l'album completo andare sulla galleria di picasa, cliccando qui.


*******************************************************************************************


ENGLISH
This new work in Pakistan is about to be over,too. Much work and no rest.


I do not feel the safety issue at all, Bin Ladin was killed about 3 weeks ago (here nobody believes it), and at times we read in the newspapers of blasting in Pakistani areas near the Afghan border. Here in Punjab the situation is very calm, based on the news I receive.


As regards as Bin Ladin, here the alternative truth is the he died some years ago, the fortified villa in Abbottabad has been vacant for years, and the whole news was a plot made up by americans. 

Anyway life is inside a camp surrounded by 3 m high walls and full of guards, and going out is something that happens seldom and is done only when necessary.
I think that the big number of guards is mainly due to a standards security service against theft, rather than for serious threats (I am afraid that, in case of serious threats, the guards would be the first to run away).


I received a nice email full of photographs of Pakistan, and they show ethnic and cultural aspects that I feel very interesting. Here I propose few, for the full album see the picasa collection here.





domenica 27 giugno 2010

Muscat Souk al Samak

That is, simply, Muscat Fish Market.

Nice trip, good and cheap fish, very nice atmosphere.
Fishermen counting notes at all corners, vendors sitting surrounded by fish, people with knives of all shape and size cleaning for little money the already purchased fish.
And merchants calling customers with loud voice with that typical monotonous singsong so peculiar of all arab souks. Enchanting.



Smell was not so pleasant, indeed. But the visit was so nice.

I suggest having a look at the picasa album, showing all my photos.
http://picasaweb.google.it/fotodellaltromondo/

sabato 12 giugno 2010

Di nuovo in Oman - Prime Impressioni

Rieccomi, dopo ben dieci anni di assenza, qui a Muscat, nella ormai antica sede della R*******, con un sacco di ricordi che mi sovrastano, ben confusi, ovviamente con tutto quello che ho visto nel frattempo ed ha lasciato labile e sfocata traccia della mia memoria zoppicante.
Con ancora il cervello al progetto appena concluso in Albania, ed ai suoi piccoli strascichi formali ancora da completare, qualche lettera ecc. trovo un Oman immensamente cambiato.
Sono stato qui dal gennaio 2000 al giugno 2001, ed adesso, che sono passati esattamente 9 anni, la citta' mi appare aver subito un aumento di dimensioni forse pari al triplo, rispetto a quanto era.


L'ufficio e' diventato grandissimo, dalle 7-8 persone che vi lavoravano allora, adesso siamo credo su 40 persone. Il numero di italiani e' passato da 1 (io soltanto, nel 2000) a 10, il numero di europei da 1 (sempre io) a 11 o 12, da controllare.
Sul posto di lavoro la novita' piu' notevole e' che sono presenti molti omaniti, forse 10 o 12 persone, di cui la meta' ragazze. Prima erano 3 o 4, e solo maschi.
Il paese mi appare molto piu' moderno, stanno costruendo motissimo, la citta' pare non avere limiti ai quali doversi fermare.
Queste sono solo alcune impressioni preliminari.

Per qualche foto in piu' vi rimando all'album


giovedì 4 febbraio 2010

Che inverno a Tirana ragazzi

Qui a Tirana l'inverno quest'anno e` freddo freddo. Ma ci sono giornate cosi` limpide che e' veramente uno spettacolo

giovedì 17 aprile 2008

Le elezioni in Italia

Vorrei avere piu' tempo a mia disposizione per poter scrivere quello che mi passa per la testa, ma purtroppo sono cosi' sommerso di lavoro che non ho tempo per fare altro.
E dunque mi ritrovo a riciclare email spedite per scrivere qualcosa.

Ieri un amico mi scriveva:

Ciao ANDREA. Hai visto i risultati? Stavolta il Berlusca ha stravinto
Bisogna ammetterlo
Francesco


destando in me l'esplosione rabbiosa che mi ha spinto a scrivere una rapida risposta.
E non contento l'ho inoltrata (con CCN, almeno gli indirzzi non sono in chiaro - cosa che invito tutti a fare) a un sacco di persone, la maggior parte delle quali mi ha risposto; in sostanza ho aperto un newsgroup, senza volerlo.

Il testo della email e' qui di seguito.
Purtroppo non sono riuscito a riportarlo perfettamente uguale all'email che ho mandato, visto che qualche limatura mi e' scappata dalle dita. Pero' sono minime. Leggendo oggi, noto che un sacco di altre cose le avrei potute mettere, altre avrebbero dovuto essere piu' circostanziate. Ma che vuoi farci: era una email, non una tesi di laurea.


*** INIZIO DELL'EMAIL***
Caro Francesco ha stravinto. Meglio cosi' almeno puo' governare. pero' sebbene il tuo qualunquismo non ti faccia politicamente impegnato, io so che nutri un po' di simpatia verso quella parte, quindi almeno virtualmente lo hai votato anche tu.
E mi chiedo, domandandolo anche a te:

Ma che razza di popolo e' quello che, sapendo bene che Berlusconi e' un imbroglioncello, insofferente alle regole, che un giorno parla male della magistratura, un altro del presidente della repubblica, un altro delle istituioni europee, lo vota?

Ha detto che vuole mettere un limite massimo alle tasse del 30 o 33 %.
Quindi i redditi bassi non ne beneficeranno. Eppure lo votano.


Il governo Prodi non ha fatto scintille. Lo riconosco. Ma le misure erano nella direzione giusta. Le liberalizzazioni sono state vere. Anche se zoppe (tassisti per es.). I ricercatori universitari hanno avuto un incremento da 910 a 1800 euro. Veri.
Le tasse si sono alzate? No. Pero' a furia di dire che si sono alzate e' diventato vero quello che e' falso.

I DISASTRI DEL GOVERNO PRODI. Quali? Purtroppo non sono andate avanti le infrastrutture come la Torino Lione. Questo e' vero. L'immondizia a Napoli e' uno scandalo, ma non si puo' attribuire tutto agli ultimi 2 anni. Certo la legge seria del conflitto di interessi avrebbero fatto bene a farla.

Invece da Berlusconi, che ha governato con una maggioranza blindata quindi non era soggetto a ricatti di tutte le parti, abbiamo avuto:
La legge che accorciava il tempo di prescrizione.

La legge sulle rogatorie internazionali che pretendeva che i documenti che venivano per esempio dalla svizzera fossero redatti secondo il codice italiano (ma e' possibile essere tanto cialtroni?).

La depenalizzazione del reato di falso in bilancio
.
Quella legge che permette di ricusare il giudice?
La legge che permette alle scuole private (cattoliche) di usufruire di soldi pubblici (nella Costituzione e' scritto che l'istruzione privata e' libera ma senza oneri per lo stato, ma chi se ne frega?)

L'istituzione di una universita' in Campania che ha sede in una casa, ed ha tre docenti tra loro parenti, e puo' dare (con che titoli) lauree con tanto di stemma della Repubblica, come la mia e la tua.
E Berlusconi in 5 anni di governo non ha mai presenziato alle manifestazioni per il 25 Aprile, Festa della Liberazione.


Quello che cerco di dire, con un elenco senz'altro incompleto e' che ci sara' anche la vecchina che ha paura dei comunisti e vota Berlusconi perche' le da' fiducia, ma la maggioranza lo ama cosi', tra bugie, imbrogli, rettifiche quotidiane.
Il popolo italiano ama Berlusconi sapendo bene come egli sia. Berlusconi e' un'incarnazione dell'italiano medio.


Ma leggiti la stampa estera. Perche' viene considerato cosi' poco? perche' il financial times dice "Berlusconi unfits"? Non va bene.

Fa le corna alle riunioni europee.
Dice che per convincere la Finlandia a desistere da avere la sede dell'autorita' alimentare a favore di Parma ha dovuto usare le sue doti da playboy con il primo ministro finlandese (donna), e quando l'ambasciatore italiano viene chiamato per consultazioni e riceve una protesta ufficiale, il nostro eroe dice:
"E' chiaro che stessi scherzando, chiunque abbia visto la first lady finlandese non puo' avere dubbi che io stessi scherzando". La toppa peggio del buco.

E sai quanti di questi aneddoti ce ne sono?
Tornando al punto principale, io non considero il popolo italiano intelligente. Non vale niente, e i suoi politici ne sono l'immagine.
Siamo una massa di imbroglioncelli, irrispettosi delle regole, delle code e delle leggi, tendiamo a privilegiare i diritti ai doveri, il personale al sociale.

In sostanza siamo un paese da terzo mondo. Come l'algeria e il marocco.

Ah, prima che mi rispondi, te lo dico da solo. Il popolo italiano non e' intelligente neanche quando vota Prodi, beninteso. Del resto lo ha votato (con poco margine) solo perche' la gente era disgustata da Berlusconi. Poi improvvisamente si e' ridisgustata di Prodi.

Cosi' va il mondo.


In ultimo, vorrei che un governo di destra prendesse misure di destra, verso l'immigrazione, la criminalita', ecc. mentre mi aspetto misure verso gli affari di pochi, che arricchiranno ancora di piu' e un popolo ignorante e illuso da proclami del neo istituto Luce che gli fara' credere che tutto e' perfetto.

Che squallore. Non Berlusconi, sia chiaro. Il popolo.
Se votassero solo i laureati, vincerebbe?

Se votassero solo le persone che parlano tre lingue, vincerebbe?

Se votassero solo quelli che hanno vissuto in almeno 5 paesi diversi, vincerebbe?

Se votassero solo quelli che guardano la televisione al massimo per 1 ora la settimana, vincerebbe?


E secondo me dopo Berlusconi il prossimo sara' un altro imbroglioncello, furbetto, che usa le istituzioni come stracci per i piedi, tale e quale a lui, e potrebbe nascere a destra o a sinistra, non importa. il popolo lo amerebbe, cosi' come amo' Craxi.
Forse pero' a sinistra ci sono piu' anticorpi contro una creatura immonda del genere.

E il problema e' che se la scuola continuera' la sua discesa qualitativa verso il baratro, le televisioni continueranno a farci vedere veline e Amici a tutto spiano, chi potra' mai vedere la differenza? Chi potra' capire che e' tutto un macello e al governo ci si arricchisce e si fanno i propri comodi, alla faccia del popolo? Perche' noi Italiani siamo cosi' poco esigenti nei confronti di chi ci governa?


Potrei continuare a lungo, ma mi hai provocato (scientemente, lo so).


Ciao Andrea
*** FINE DELL'EMAIL***

Oggi, mentre scrivo il blog, aggiungerei che togliere l'ICI non mi sembra una buona mossa. Populista e demagogica, questo si. Dico io: ma se l'ICI e' una tassa comunale, cosa c'e' di piu' federalista di un comune che tassa i suoi abitanti per poi spendere quei soldi nell'amministrazione della citta'?
Al limite si riduca l'IRPEF se c'e' tanta abbondanza.
Il programma di Veltroni mi aveva affascinato quando recitava: cure odontoiatriche "passate" dal SSN, asili e scuole aperte anche d'estate e di pomeriggio; a parte una trentina di eccezioni, tutti i candidati erano gente con massimo due legislature. L'avrebbero attuato questo programma? Certo. Ma chi se ne frega del poveraccio che deve farsi i denti? E della mamma che deve sballottare i ragazzini di qua e di la'?
Aggiungerei inoltre che e' uno scandalo il fatto che per tutti i due anni di governo Prodi, il nostro Eroe non abbia mai ammesso la sconfitta elettorale e la vittoria dell'altro, continuando per tutto il tempo a parlare di brogli. Ma in democrazia si fa cosi'? Ma che rispetto e' questo per le Istituzioni?

E una ulteriore appendice la metterei alla lista dei "se votassero solo"
Se votassero solo quelli che leggono almeno 6 libri l'anno, vincerebbe?

A PROPOSITO DI QUESTA LISTA, SAREBBE BELLO RICEVERE CONTRIBUTI DI ALTRI "SE VOTASSERO SOLO . . ." COSI' DA COMPILARE UN ELENCO PER GONFIARE ULTERIORMENTE L'EGO DI CHI SI RITIENE DI SINISTRA, CENTRO SINISTRA, CENTRO. INSOMMA MARCARE ANCORA DI PIU' IL DIVARIO INTELLETTIVO-CULTURALE-COGNITIVO-LOGICO-VALORIALE
TRA CHI
NON SI RICONOSCE IN UN GOVERNO IMPRENDITORIAL-AFFARISTICO-POPULISTA-DEMAGOGICO COME QUESTO
E CHI
INVECE LO TROVA A SE' AFFINE.


Tra le risposte che ho avuto, la prima e quella di questo Francesco, ed e' la prima almeno perche' ha il diritto di smentire che sia di destra:

Ciao ANDREA, Sono, ti sorprenderà, d'accordo con te su tutto tranne che sul fatto che avrei votato virtualmente Berlusca. Forse non te ne ho mai parlato ma io ho per il Cavaliere una repulsione viscerale: quando solo sento la voce del Berlusca mi si torcono le budella e mi verrebbe la voglia di fargli cascare a uno a uno tutta l'enorme dentiera a prescindere dalle cazzate che dice... perché se poi andiamo su quelle... mi verrebbero in mente altri provvedimenti ancora più radicali... In effetti, e questo é triste, gli italiani pensano che prendendo il più ricco d'Italia e facendolo diventare il più potente d'Italia, ammesso che non lo sia già, qualche soldino cadrà dalla sua tasca nella loro... poveri illusi! E verrebbe da dire anche poveri pidocchiosi... In effetti la mentalità invece che aprirsi stracciando definitivamente il provincialismo che ci caratterizzava si é arroccata ancora di più. In questo quadro Berlusca é esattamente quello che ci meritiamo. Togliamoci dalla testa una buona volta questa presunta grandezza culturale che oramai ci condiziona in negativo e diamoci da fare per formare una nuva classe politica all'altezza. Ti diro in un altro messaggio quali secondo me sono i disastri del governo uscente che hanno consegnato vittoria facile al Berlusca. Ci sentiamo. Stammi bene Francesco.

Inoltre Luca B. scrive:
Caro Andrea, certo gia lo sai (o comunque lo immagini) ma ritrovo nella tua analisi puntuale, tutto il mio pensiero che, in estrema sintesi è il classico "ogni popolo ha il governo che si merita". Del resto da un governo di "sinistra" che in due anni non è riuscito nemmeno a fare una legge per risolvere il problema del conflitto d'interessi e che non è risuscito a presentarsi unito alle elezioni, non ci potevamo aspettare niente di meno.....
Mia moglie dice che per votare si dovrebbe fare un esame......

Ma quando torni???????
Un caro abbraccio
Sul "quando torni" lasciamo perdere che' e' meglio

Gianni, mio collega che sta in Etiopia, scrive:
Caro Andrea, ma perche' non fai il ....politico? A, dimenticavo, tu sai fare qualcosa (Chi sa fare fa, chi non sa fare insegna, chi non sa insegnare insegna ad insegnare, chi non sa insegnare ad insegnare fa il politico....). Scherzi a parte, mi congratulo per la tua lucida disquisizione, che mi permetto di girare a un po' di amici e parenti di ogni parte. Una sola nota "critica" ed un a notizia: siccome da ieri ho chiesto la cittadanza etiopica (il mio nome di rifugiato in esilio volontario cambia in Yonni, da Yohannes), mi permetto di protestate a nome di algeria e marocco per l'audace accostamento da te fatto!!

Inoltre, tale Gaetano, che non conosco ma che ha ricevuto la mia mail da un comune amico non ha gradito molto la mia analisi, e scrive:
Io una risposta ce l'avrei, e - come avrai capito - non é certo quella di "Andrea". A proposito, strordinario l'incipit della sua avvelenata risposta al malcapitato Francesco, cui in due righe scarso viene rinfacciato di essere un qualunquista, un "politicamente disimpegnato" ed un "votante virtuale" del Berlusca (cazzo, qui se non siamo al processo alle intenzioni poco ci manca ...); ma ancora meglio il finale-stile-pistolero-da-saloon "mi hai provocato (scientemente, lo so)", che mi ha molto divertito e mi ha fatto venire in mente l'immortale "americano a Roma" AlbertoneSordi-Nando Moriconi ed il suo leggendario "spaghetto, ttu mm'hai provocato, e io te distruggo !!!"...


giovedì 13 marzo 2008

2008 Marzo 8 - timor-Leste, dili, Il Mercato di Taubessi

Il giorno 9 di Marzo, mi sono recato di buon mattino (le 11 circa) al mercato di Taubessi, che avevo sempre visto dalla strada, e consisteva, a mio giudizio, in una trentina di bancarelle lungo la via. Poi, per motivi di lavoro un bel giorno mi trovai a fare parte di quella strada a piedi e mi resi conto che a guardare dentro, c'erano altre bancarelle. di qui la decisione di visitarlo, prima o poi.
E fu poi, visto che tra la scoperta e la visita sono passate 4 o 5 settimane.

La cosa che investe il visitatore sono le bancarelle della carne, fatta a pezzi e tenuta su banconi di legno, all'aperto, con cani e mosche a fare il loro comodo. C'era un bancone in cui una persona giaceva distesa a fianco ad un quarto di bue, non so se dormisse o rappresentasse il prossimo quarto.


Ad un'occhiata un po' piu' vasta, la prima cosa che appare, in tutta la sua semplicita', e' il disordine con cui le bancarelle sono disposte. La modalita' scientifica adottata deve essere quella denominata "a casaccio". Ci sono spazi enormi vuoti sprecati in posti preziosi, poi degli addensamenti di bancarelle in cui la via e' ridotta a circa un metro, con vestiti o altro materiale appeso ai tendoni che pende su entrambi i lati, e rende il passaggio anche in fila indiana difficoltoso. Bah.
Il fondo e' di fango, e gli stivali sarebbero risultati una scelta migliore delle mie ciabattine.


Il costo degli ortaggi e' umano, a fronte di bancarelle analoghe che in posti strategici della citta' pretendono 1 dollaro per tre pomodori, almeno qui tutti i mucchietti di ortaggi (uno per l'altro) costano tra 25 e i 50 centesimi.

Sono presenti in vendita i sacchi di riso che le organizzazioni umanitarie distribuiscono ai bisognosi.
Si trovano tante cinfrusaglie di qualita' scarsina ma prezzo davvero minimo. Magliette polo a 2 dollari, jeans a 5 dollari. Insomma se uno non bada troppo al capello, ce n'e' da riempire valigie e portarsele.



Una bella collezione di foto, una quarantina circa, e' possibile trovarla
qui
.

Altrimenti in
questa raccolta
ci sono altre gallerie di foto scattate da me o quasi.

mercoledì 27 febbraio 2008

Il coprifuoco



Dopo la dichiarazione dello stato di assedio (ma quanto si discute qui, sulla differenza tra "stato di emergenza" e " stato di assedio"), c'e' stata una settimana di coprifuoco caratterizzata da tante piccole stranezze.

Prima pero' una nota culturale, per giustificare una volta di piu' la fama di attitudine professorale che alcuni trovano io abbia.
Coprifuoco e' una parola dei tempi antichi che indicava il momento nel quale, a seguito del suono di una campana nei villaggi, tutti i fuochi dovevano essere spenti o comunque confinati, per evitare che di notte divampassero incendi che avrebbero potuto ardere il villaggio intero. Questo e' perlomeno quello che dice il Webster II. Se qualcuno ha da segnalarmi altre spiegazioni sara' benvenuto.

Torniamo a noi. Il coprifuoco, curfew in inglese, consisteva nel divieto di essere su spazi pubblici dalle 20 alle 6. In sostanza di sera la gente deve stare a casa. Questo nel tentativo di impedire assembramenti che qui facilmente si trasformano in rivolte di varia gravita'.

Come conseguenza questo coprifuoco ha prodotto molti cambiamenti nelle tribu' degli stranieri che abitano a Dili.
Il primo che mi viene in mente e' che ho conosciuto un sacco di giapponesi che seppure abitando nel mio stesso albergo erano a me ignoti, dato che andavano a lavorare verso le 7.30 e tornavano a mezzanotte passata (si' certo, tutti i giorni). Il coprifuoco li ha costretti, tra forti dolori, a fare degli orari umani.
Breve digressione: a me ha fatto morire dal ridere. In Giappone gli impiegati ministeriali lavorano sovente sino alle 11 di sera, se serve. Le 23!!! Ma ce lo immaginiamo un impiegato ministeriale di Roma che alle 16.40 (ammettiamo che l'orario sia sino alle 17, non lo so ma invento) sta gia' con il cartellino in mano, il computer e' spento da un pezzo, a sentirsi dire: Rossi, oggi le farebbe 6 ore di straordinario? Fine della digressione.
Altro cambiamento era la cena. Cena al ristorante dalle 17.30 alle 19.30 (certo, perche' l'ultima mezz'ora serve a consentire ai camerieri di tornare a casa). Ristoranti stracolmi, data la concentrazione in un periodo cosi' breve di tutti quelli che vorrebbero mangiare fuori. A volte il cibo non arrivava e quindi tutti a casa, come nelle punizioni ottocentesche, senza cena.
O magari arrivava all'ultimo momento utile; e' capitato al sottoscritto di vedersi consegnare la cena alle 19.45, e quindi, chiesti dei contenitori, abbiamo provveduto a spartirci, come dei cannibali, il pasto un po' versando da un contenitore all'altro, un po' con le mani per i cibi un po' piu' asciutti e poi, come razzi, tutti in macchina alle 19.50 e volando in una citta' gia' quasi deserta, alla volta ciascuno della sua abitazione.

Si, perche' come ho detto nella mia memoria precedente, in astratto ci sarebbe l'ordine di sparare a chiunque si muova in citta' dopo le 20. Sinora, a distanza di circa 2 settimane, non sono a conoscenza di nemmeno una occorrenza di tali incidenti.

I ristoranti si svuotano in cinque minuti di orologio (la citta' e' piccola quindi le case sono tutte in un raggio di 5 o 10 minuti). Sembra magia, ma tutti quasi insieme pagano, salutano e se ne vanno).

* * * * *

Adesso la musica e' cambiata; da tre giorni fa il coprifuoco inizia alle 22, il che permette di cenare con il buio (che non guasta), ed e' stato esteso di altri 30 giorni, in aggiunta ai 7 iniziali.
Dal lato degli sviluppi delle indagini, non sono addentro alla questione, ma sono arrivati degli specialisti dell'FBI, che provvederanno a trovare il colpevole.
Uno qualunque, nel caso.
Il famoso Alfredo e' stato sepolto con un certo clamore ma senza disordini; il mio ex autista, quello che stava per farmelo incontrare, era in primissima fila sui servizi della televisione relativi al funerale.

Il tempo e' tornato clemente e si potrebbe ricominciare ad andare al mare. E' dal 20 dicembre che non faccio una nuotata come si deve, e oggi, che e' l'11 di Marzo, sarebbe proprio ora. Anche perche' qui gli svaghi non e' che abbondino.

L'aspetto lavorativo va a tutto vapore, come e' bene che sia, ma cio' implica dei ritmi e delle condizioni ambientali di lavoro che sfibrano enormemente.

lunedì 11 febbraio 2008

Alfredo

Alla fine e' successo.
Ho sempre sentito parlare di tale Alfredo, come dell'ultimo capo dei ribelli, che dopo essere riuscito a fare dimettere il governo precedente, non ha deposto le armi ed ha continuato ad essere una spina del fianco nel governo nuovo, che virtualmente sarebbe dalla sua stessa parte.

Con l'aiuto del mio precedente autista (l'ho sostituito quando e' finito in carcere) stavo per organizzare un incontro con questo Alfredo Reinaldo, perché a quanto mi dicono e' sempre stato famoso per cortesia e cultura e il mio autista poteva organizzare l'incontro in quanto un tempo anche lui militava nelle sue fila.
La cultura qui e' qualcosa di abbastanza facile da vedersi attribuita, dacché il livello medio di istruzione e' bassissimo, e la cortesia e' abbastanza diffusa. Comunque una scampagnata sui monti la avrei fatta volentieri.

Senonché mi sono trovato in un momento in cui il presidente della repubblica metteva sui giornali inviti sempre piu vigorosi perché Alfredo deponesse le armi e si ritirasse a vita privata, e quindi posponevo ogni volta questa specie di gita.

C'è da tenere presente il quadro generale in cui questo Alfredo si andava ad inserire. In sostanza Dili e' piena di campi di profughi, che per le Nazioni Unite devono essere chiamati Internally Displaced Persons, cioè gente che e' profuga, ma dello stesso paese; tutte queste moltitudini sono affluite in citta' da villaggi remotissimi, scappando da bruciature di case (chi ha letto i miei commenti precedenti ricorderà forse cosa intendo), da mancanza di cibo e dalla difficoltà immensa di trovare una occupazione di qualsiasi tipo.
Rappresentano il problema più grande di questa città, perché a forse 100.000 abitanti originali, circa 20.000 se ne sono aggiunti e vivono nei parchi cittadini in tende fornite dall'ONU, e da IOM (International Organization for Migration). Poi questa delle tende e' un'altra storia, perché le tende l'IOM le acquista a 250 $ l'una, e il giorno dopo averle distribuite le si trova in vendita in citta', ancora imballate a 50 $, con gran gioia di quelli dell'IOM che si sbattono per settimane alla ricerca di soldi per acquistarle, all'estero eppoi vedono che i loro beneficiati le rivendono, anzi le svendono. Poi ci sono le distribuzioni di cibo, che consistono in sacchi di riso dati ad ogni famiglia, e da questo mese sono dimezzate per spingere la gente a lasciare i campi, prendersi i 1000 $ di buonuscita del governo e tornarsene nel loro villaggio a sistemarsi la casa.

Inoltre se le distribuzioni di cibo o di tende ritardano, immediatamente circolano avvisi ONU del non uscire per strada perché ci sono sassaiole e blocchi stradali non autorizzati. Alcuni miei conoscenti ne hanno fatto le spese la settimana scorsa.

In somma, il nome di Alfredo campeggia scritto sui muri e si erge a paladino dei profughi contro il governo e in genere contro tutti quelli che minano i diritti dei più deboli. Poi nei villaggi un po' più popolari, il supporto ad Alfredo e' molto marcato. Altri profughi qui a Dili dicono che non torneranno nei villaggi perché Alfredo e' ancora in circolazione. Logica sfuggente, ma vabbe'.

Qui si inquadrano gli avvenimenti odierni: esco per andare a lavoro, lunedì 11 febbraio, e vedo le strade più deserte del solito. E non incontro bambini che vanno a scuola. Arrivato nell'ufficio, prima ancora di salire le scale, vedo che fuori dal negozio sotto l'ufficio delle persone stanno discutendo molto animatamente. Salito sopra in ufficio trovo una specie di fermento di gente che parla ad alta voce ed altri che chiedono e tanti che discutono, filippini con i filippini, timoresi con timoresi, e logica vorrebbe che io interloquissi con gli italiani. Senonché sono l'unico italiano. Dunque mi siedo e domando:
"Che c'è?"
Allora, forse solo in quel momento si avvedono che sono arrivato, tutti si tacitano e la disegnatrice più grande di eta si avvicina e mi domanda se io so chi sia Alfredo. Rispondo che lo so, ed ella mi dice che e' stato ucciso.
Non faccio in tempo nemmeno a capire se sia il caso di rallegrarmene o meno, che una segretaria irrompe nella stanza e tutto di un fiato dice:
"Signore, c'è un allarme ONU, hanno detto dobbiamo chiuderci dentro, le case del Presidente della Repubblica e del Primo Ministro sono state attaccate. Ci sono disordini in tutta la città. Che dobbiamo fare?"
Ed io penso: "E secondo te che dovremmo mai fare, oh deficiente?"
Ma dico: "Chiudiamoci dentro."

09.15
Ah che bello, ho appena ricevuto delle informazioni autentiche, cioè che non sono voci ma informazioni ONU. Sembra che Alfredo sia morto, il Presidente della Repubblica sia stato sparato ed adesso sia già in Australia nel tentativo di salvarlo, ed i ribelli di Alfredo si stiano riversando sulla città.
Un bel quadretto, direi. Tranquillizzante e distensivo. Proprio l'ideale per lavorare.

09.51
E' stupefacente, siti australiani di vari network televisivi fanno a gara con la BBC nel mettere notizie piu' accurate: ogni minuto che passa c'e' un aggiornamento.
Il bello e' che io sono piu' aggiornato di loro. Ogni aggiornamento che mettono per me e' vecchio di dieci o venti minuti. Sono sommerso da informazioni.
Sembra che tutto sia successo stamattina presto. Un poliziotto di mia conoscenza stava facendo footing stamattina verso le 7 ed e' passato vicino alla casa del presidente, dove, attraverso la rete, ha visto il presidente fare esercizi nel suo giardino. Circa dieci minuti dopo ha sentito una serie di spari; sembra che la casa del presidente sia stata attaccata ed in questo scontro il capo dei ribelli sia stato ucciso, mentre il presidente sia gravemente ferito.
Povero presidente Ramon Horta. Premio Nobel per la pace, ci parlai, un paio di mesi fa.

Quello pero' che a me appare preoccupante e' che nel breve periodo ci potrebbero essere una serie di disordini immensi in tutto il paese, già nel 2006 il fu Alfredo aveva portato il paese sull'orlo della guerra civile. Adesso bisognerà vedere come reagiranno le moltitudini alla notizia.
Tra elicotteri e sirene non c'e' pace stamattina. C'e una riunione in corso nella sede della Polizia ONU. Boh.

Nel frattempo cerco di lavorare. Dobbiamo consegnare del materiale al ministero ma ai telefoni non risponde nessuno. Si saranno tutti imboscati.

13.20
Sono tornato in ufficio dopo essere stato a pranzo a casa. Per le strade la situazione e' tranquilla; si vede soltanto un mare di gente che si guarda intorno e parla. Nel frattempo in albergo manca l'acqua, i cellulari non funzionano e la benzina ai distributori e' quasi finita. Come diceva toto', saranno anche coincidenze, ma coincidono. La BBC dice adesso che anche l'automobile del Primo Ministro, contemporaneamente all'attacco al Presidente, e' stata attaccata senza successo, e che si tratta di un fallito colpo di stato. Andiamo bene.
Comunque pare che il presidente stia in condizioni non critiche.

15.00
Se ne vanno tutti a casa, quindi anche io.


Nota tranquillizzante. Va tutto eccellentemente bene e non c'e' assolutamente alcuna ragione di temere per la mia incolumita'.

**********************************************************

Martedì 12 Febbraio 2008

In realtà non ho molto da aggiungere.
I telefoni hanno ripreso a funzionare, l'acqua c'è e il panico che aveva spinto tutti ad intasare i 4 distributori di carburante presenti in città (si, quattro) pare essersi calmato.
In sostanza pare andare tutto bene. Sono tornato in ufficio e bene o male sono arrivati tutti, anche i Timoresi che ieri erano stati i primi a scomparire.

Appena arrivato in albergo, ieri, ho telefonato all'ambasciata italiana che, ricorderanno i piu' affezionati lettori non e' qui ma in Indonesia, a Jakarta per la precisione (credo 2 o 3 fusi orari distante) per comunicare, qualora non lo sapessero gia', che ero qui, giusto in caso.
Mi passano tale Pas**** che ascoltandomi con scarsa attenzione mi chiede cosa mi serva e io gli dico che ci eravamo gia' sentiti ad Agosto per via del mio passaporto che era pieno di timbri e che comunque adesso sto a Dili, e volevo segnalare la mia presenza nel caso la situazione richieda di contattare i cittadini italiani, al che lui mi dice:
"A va bene, mi manda per piacere un'email?"
Ed io:
"Forse non mi ha sentito, guardi Pas**** sto a Dili, a Timor".
Si sveglia di colpo.
"Ah per la miseria mi dica mi dica aspetti che prendo nota. Ma com'è la situazione? Ma e' vero che non funziona più niente? Come sta chiamando? Ha fatto bene a telefonare. Si si certo. Grazie grazie stia attento e tanti auguri."

Ieri sera siamo stati in albergo, pare che nel tardo pomeriggio il Primo Ministro abbia proclamato il coprifuoco per 48 ore dalle 20 alle 6 (chiaramente per evitare assembramenti che diventano sempre rapidamente rivoltosi), e la cosa che secondo me e' di difficile messa in pratica e' che che le pattuglie avrebbero ordine di sparare a tutti i gruppi di persone in strada durante la notte. Essendo i militari prevalentemente occidentali non la vedo questa cosa. Che si mettono a sparare contro persone inermi? Pero' la misura ha funzionato alla grande. La notte scorsa non e' stato registrato nessun incidente in tutta la città.

Adesso sembra chiaro che e' stato un fallito colpo di stato. Approfittando del fatto che il Presidente del parlamento era all'estero, hanno provato a uccidere il Presidente della Repubblica ed il Primo Ministro. Su che cosa avrebbero potuto fare dopo, e' un mistero.
Penso che io lo avrei organizzato meglio.

martedì 13 novembre 2007

Timor-Leste "Il mercato di Maubisse - 11 Nov 2007"


ITALIANO

Domenica 11 Novembre sono andato a vedere il mercato settimanale di Maubisse, un villaggio che definire remoto e' poco. La strada per arrivarci e' impossibile, ma un viaggiatore che si e' trovato a passare di la' per lavoro mi ha detto che valeva la pena andarci.

Al posto del parcheggio (che non c'e' affatto) ci sono una serie di posti ove legare i cavalli; infatti da tutti i villaggi limitrofi, ancora più sperduti di Maubisse, ogni domenica si riversano mercanti e compratori.

Le foto parlano da sole. È stata un'esperienza molto bella.

Per molte foto in piu', guardare questa galleria:
http://picasaweb.google.com/lepori.andrea/20071111MaubisseMarketTimorLeste?authkey=vkBVnRRg8m0


ENGLISH
Sunday 11 November I went to see the weekly market in Maubisse, a village that is more than remote. The road to get there is impossible, but a traveler who saw the market told me that the market itself is worth it.

Instead of parkings (that are missing) there are a number of places where horses are tied, since from all neighboring villages, (even more remote than Maubisse) every Sunday merchants and buyers move to Maubisse.

The photos speak for themselves. It was a wonderful experience.
For more pictures have a look at:
http://picasaweb.google.com/lepori.andrea/20071111MaubisseMarketTimorLeste?authkey=vkBVnRRg8m0













giovedì 8 novembre 2007

Timor-Leste "Jaco Island 2,3,4 Nov 2007"

Il famoso ponte di Ognissanti in quest'anno del Signore 2007 e' capitato essere giovedi e venerdi, e per noi a Dili quindi c'era il sabato lavorativo e poi la domenica. Allora i miei ragazzi mi hanno chiesto se potevamo fare un ponte lungo, di quattro giorni.
Sorvolando sul fatto che "ragazzi" e' un termine un po' impreciso, dato che l'eta' arriva a 58 anni e l'eta' media e' comunque intorno ai 40, in testa glielo do', il ponte. Ho ideato questa soluzione: Il giovedi, sebbene festa si lavora, e poi facciamo vacanza per tre giorni di fila , venerdi, sabato domenica.

E il venerdi sono partito anche io, per la famosa famosissima isola che si chiama Jaco, all'estrema punta verso est dell'isola di Timor.
Sull'isola non si puo' domire e non ci sono case, sebbene sia abbastanza grande. Ci si va in barca e si torna lo stesso giorno. Ma poi ci arrivo.

Il gruppo sarebbe stato di tre macchine, piene di gente, ma alla fine, per dei motivi abbastanza vari (chi e' andato in Australia, chi a Bali, chi in montagna) ci siamo ritrovati ad essere in pochi. Partiamo, io l'autista e due donne giapponesi.

Per una distanza di circa 250 km ci si possono mettere 6 ore, e noi infatti, ligi alle regole, ce le abbiamo messe. Abbiamo fatto la scorta di acqua da bere, biscotti, alcuni succhi di frutta e siamo partiti, alle 11.30, perche' una delle due giapponesi doveva lavorare. Ma dimmi tu . . .

Pieno di gasolio, e lasciamo la citta'.

Il tragitto per arrivare e' di una noia paurosa, e si svolge maggiormente lungo la costa, a tratti allontanandosene.

Unico evento forse interessante sono delle case di legno, piazzate in cima a dei tronchi d'albero, e il nostro autista ci spega a cosa servono. Sono degli edifici tradizionali in cui vengono custoditi i cimeli delle famiglie importanti, tipo una lancia o una spada antiche, dei documenti ecc.



L'aspetto notevole e' che ci abita una persona, di solito donna, la quale viene scelta dal capo clan dopo una misteriosa ispirazione, e vien rinchiusa li' sopra, e dotata di tutto il necessario per vivere nel lusso.
Li' dentro pero'.
Viene continuamente rifornita di cibo, vestiti medicinali etc. e lei presidia le cerimonie ufficiali della famiglia, quando gli anziani si riuniscono. Puo' sposarsi, fare figli e tutto quello che vuole, ma puo' mettere piede a terra un giorno solo all'anno. Di solito la persona prescelta e' contenta di starci.
Di solito.
E ci racconta, l'autista, che nella loro palafitta familiare c'e' una signora di circa 60 anni, che sta li' sopra da quando ne aveva 17.

A parte questa sosta, non e' successo niente di particolare, e il viaggio e' stato tranquillamente noioso.

L'aspetto piu' pazzesco ai miei occhi e' che gli ultimi 50 chilometri di strada sono su una multattiera in pietra, larga forse due metri; non c'e' un'altra strada per raggiungere quel posto.


Questa e' la strada che porta a Tutuala, ed e' cosi' per 50 km!

Arriviamo in serata al lodge dove ci dicono che non ci aspettavano ed e' tutto pieno. Allora rispondiamo che avevamo prenotato e loro ci rispondono che quella mattina si erano presentate altre persone, e per errore le camere erano state date a loro.
Il villaggetto e' delizioso, dieci bungalow per ospiti piu' uno grande come ristorante, e gli alloggi per le maestranze.
Solo che per noi posto non ce n'e'.


Che fare? Non pensi il mio solitario lettore (nel frattempo gli altri avranno abbandonato la lettura) che si puo' andare a dormire da un'altra parte. Non c'e' un'altra parte, Il posto e' quello e c'e' solo questa specie di villaggio. Allora bonariamente ci propongono di dormire nella veranda adibita a ristorante, aperta su tutti e quattro i lati e con un tetto di paglia sopra la testa. Noi accettiamo (ma vah?) e ci portano pure dei giacigli.
Nel complesso la dormita va benissimo, a parte la paura di eventuali animali, che per fortuna si sono limitati a fare versi terrifici per tutta la notte, ma non si sono fatti vedere.

E la mattina successiva avviciniamo un pescatore che ci porti in dieci minuti di barca sulla spettacolare Jaco Island.


Questa e' la vista dal mare di Jaco Island. Purtroppo e' stata scattata nell'andar via, quini sono presenti persone sulla spiaggia, che al momento di arrivare non c'erano.

Il pescatore ci scarica sulla spiaggia che e' completamente, ma completamente deserta, a perdita d'occhio. La sabbia e' bianca, e c'e' una trasparenza incantevole.
Prendiamo posizione un po' distanti, perche' non e' che ci si conosca bene, e ognuno si butta in acqua.

Il mare e' tiepido, una vera goduria. Metto le pinne, la maschera e inizio a nuotare.
Lo spettacolo sott'acqua lascia senza fiato; una varieta' di specie diverse immensa, il numero di pesci colorati non si avvicina nemmeno a quanto avevo gia' visto altrove.
Una miriade di pesciolini blu elettrico si mischia ad un altro branco color rosso vivo, e tutti insieme entrano tra i rami del corallo all'unisono, se ci si avvicina.
Poi pesci grandi, piccoli, di superficie, di fondo, sgargianti o mimetici. C'e' tutto.
C'e' il corallo rosso, che credevo estinto, e quello blu, che avevo visto solo in filippine, prima.

Verso ora di pranzo diciamo dalle 11 e mezzo in poi cominciano ad arrivare altre barche che scaricano parecchi altri forestieri come noi. Nel complesso una trentina di persone distribuite su un chilometro. Beh ci si può stare.

Me ne stavo bellamente sdraiato sulla riva a pensare ai casi miei, quando sento un urlo, che veniva dal mare, un "Oh!" della durata di un decimo di secondo, e poi niente. Alzo lo sguardo e vedo il mio autista sparire sott'acqua a circa 30 metri dalla riva.
Ma come un sasso, senza schiamazzi o spruzzi d'acqua o agitamenti di altro tipo. Semplicemente affonda. Mentre tutti si guardano domandandosi cosa sia il problema, in un istante mi ricordo che il demente mi aveva detto di non saper nuotare, e mi lancio in acqua verso di lui. Nuoto come un forsennato ed in circa 20 secondi arrivo dov'era. Mi immergo e che vedo?
Questo beato ragazzo, del tutto immobile sul fondo del mare, a circa 4 metri di profondita'.
In mano stringeva la maschera. La mia maschera.
Vado sotto a recuperarlo e, ricordando la prima regola dei salvataggi mi dico:
"Mo' se questo mi si aggrappa e prova a farmi bere, gli ammollo un calcione che sul fondo ce lo rimando io".
E trepidando gli prendo il braccio piu' vicino a me. Senza reagire comincia a risalire, tirato da me. Lo prendo con il palmo della mano sotto il mento e gli metto la testa fuori dall'acqua, stupito dalla sua inerzia. Lo sento quindi subito respirare rumorosamente, con un po' di tosse e mi tranquillizzo. Mi accorgo in quel momento che uno dei ragazzi portoghesi e' arrivato anche lui. Allora tenendo l'aspirante annegato da sotto il collo comincio a nuotare verso riva e dopo forse un paio di minuti dall'inizio di tutto eravamo arrivati. E lui che diceva:
"Mai piu' mai piu'."

Qualche ora dopo, a cena gli ho fatto i complimenti per come era stato docile durante il salvataggio, perche' non mi aveva creato nessuna difficolta', e lui, anima bella, mi ha detto candidamente che era la quarta volta che cercava di annegare e qualcuno lo salvava. Un professionista dei salvataggi, si potrebbe dire. Ma dalla parte sbagliata.

Un paio d'ore dopo si fa l'ora pattuita per venirci a prendere, e noi ci prepariamo. Solo che il pescatore non si fa ne' vedere ne' sentire. Dopo una buona mezz'oretta di attesa ci mettiamo a chiedere alle altre barche (che nel frattempo stavano portando nuovi forestieri per fare un falo' con annesso barbeque) e troviamo un altro barcarolo che accetta di portarci. Io benedicevo la mia diffidenza che mi aveva consigliato di non pagare quell'asino nel viaggio di andata.

Finita la traghettata, mentre scendiamo dalla barca chi ci viene incontro? Quel fedifrago che dopo non avere ottemperato alla promessa di venirci a riprendere, ha pure voluto essere pagato per il viaggio di andata. Bah.

Tornati al villaggio, cena a base di pesce e poi letto (nel ristorante beninteso). Una ulteriore complicazione e' che una banda di carampane australiane (8 o 10 mi pare) le quali avevano preso tutte le palafitte disponibili, (come nota di folklore aggiungo incidentalmente che il loro peso medio era tra i 90 e i 130 kg) la seconda notte ha voluto trasferirsi a dormire nel ristorante, portandosi i loro materassi, in quanto le loro stanze erano state preda di branchi di topi durante la notte precedente. Il mio autista mi dice che se fanno cosi' porteranno i topi nel ristorante, e io non so se scherzasse o dicesse sul serio, fatto sta che quella notte i topi li ho visti sulle travi del tetto, la notte precedente no.

Quindi passiamo la notte in questa specie di mucchio selvaggio, almeno stavamo in compagnia.

La mattina dopo ci mettiamo in macchina per ritornare, cercando di arrivare a Dili con il giorno, Per motivi di sicurezza meglio spiegati innanzi. Pero', prima di lasciare quel paradiso ci informano che molto vicino c'e' un posto dove sono presenti delle iscrizioni in una grotta le quali iscrizioni risalgono a 30.ooo anni fa. E noi, ovviamente, non possiamo certo perderci una parentesi culturale di quella levatura, e decidiamo di fare una deviazione allo scopo.
Il gestore delle camere ci propone di portare con noi un suo dipendente che ci puo' fare da guida, visto che non e' facilmente raggiungibile. Poi il vero senso della locuzione "facilmente raggiungibile" mi e' stato chiaro un'oretta dopo.
E la guida verrebbe con noi, oltre che per amore della cultura, anche per 10 dollari, che potranno anche sembrare pochi, ma sono esattamente il doppio del costo di una camera per la notte.

Cosi' ci mettiamo in macchina, e dopo una decina di chilometri prendiamo un sentiero largo forse un metro e mezzo, e la macchina chiaramente non ci passava tanto bene. Poi arriviamo.
Un momento, arriviamo dove la macchina deve arrestarsi. I lresto e' a piedi.

Bene, io ho sempre avuto una certa antipatia per la montagna in generale e per il trekking in particolare, ma la discesa verso questa grotta puo' assimilarsi a quello che oggi si chiama free climbing. In sostanza siamo dovuto scendere sul fianco di una montagna su un percorso lungo forse due chilometri, strettissimo, una pavimentazione in cemento, appena abbozzata ne segnalava il tragitto, quando c'era. Poi per centinaia di metri era una discesa a salti di un metro o un metro e mezzo, cadendo su sassi tutto irregolari. La camminata era spossante, saremo discesi di forse 200 metri in un ambiente umido, pieno di insetti, con un sole che arrostiva nonostante fossero ancora le nove del mattino. Pero' cosa non si fa per amore della conoscenza . . .

E alla fine arriviamo.
Ragazzi che spettacolo! Premetto che non era in una caverna come avevo capito, ma sul fianco di una parete di roccia, all'aperto ed alla luce del sole. Alcuni omini stilizzati disegnati su una parete con tinta rossa, una specie di sole e poco altro. Alcuni di essi erano appena visibili, altri erano cosi' scintillanti da suscitare almeno il dubbio, ad essere benevoli, che forse non erano piu' vecchi di qualche giorno. Ma senz'altro sono io che sragionavo a causa della disidratazione e dell'accumulo di acido lattico financo nel cervello.



Ma la parte piu' bella e' stata la risalita! Una ammazzata da togliere il fiato anche ad un atleta, e io non credo di esserlo, comunque. non terminava piu', ogni curva mi illudevo fosse l'ultima, ma poi c'era un altro pezzetto. Mi volevo sdraiare per terra chiedendo all'autista di sopprimermi, ma non ho avuto il coraggio. Poi, un po' per volta, con la lingua che strusciava per terra, sono arrivato alla macchina.

Ci rimettiamo in macchina e piano piano procediamo verso Dili. Giusto il tempo di fermarci per pranzo in un paese dove hanno messo un albergo per turisti e poi siamo ripartiti. E' notevole il fatto che in quest'area in mare alcuni miei conoscenti hanno visto i coccodrilli. In mare! Mi dicono che sono quelli del fiume che certe volte si allungano in mare, ma non dev'essere un incanto trovarseli a nuotare vicino, penso.

Sulla strada del ritorno incontriamo una processione. Era esattamente sulla strada e le macchine non passavano. Ci mettiamo in coda pazientemente finche' l'autista non si affaccia dal finestrino e, dopo aver guardato la ruota davanti, dice: "Abbiamo bucato". Che iella. Ma fosse solo la foratura il problema.
Ci togliamo dalla coda di macchine e lui inizia a prendere gli attrezzi, svita i bulloni, ma dice che ce ne e' uno che non si svita. Lo guardo e che cosa vedo? E' un bullone antifurto, diverso dagli altri, serve un adattatore. Cerchiamo in macchina ma non si trova. Togliamo borse, valigie, buste di plastica, tutto in pratica, ma proprio non c'e'.
Allora cominciamo a fermare tutte le macchine straniere. Cioe' macchine con espatriati a bordo.

Ognuno, ma proprio ognuno che prova con la sua chiave a svitare questo bullone. Ma santa pazienza, penso io, ma se la chiave tua e' uguale alla nostra, e la nostra e' stata buona a svitare 5 bulloni, cosa ti fa' pensare che la tua, del tutto identica, sviti quell'ultimo bullone?

Ma evidentemente fa parte delle strutture del nostro cervello. Inoltre nessuno pareva conoscere l'esistenza di bulloni anti svitamento, forse noi italiani con i furti siamo piu' attrezzati. Che ne so? Ma nessuno, ne' l'autista, ne' le 2 giapponesi, ne' tutti quelli che si sono fermati ad aiutarci (diciamo una quarantina di macchine, per un totale di 150 persone).
Addirittura un portoghese sosteneva che quel bullone si era spanato perche' era stato avvitato troppo forte. E io gli ho fatto notare che ne avevamo uno spanato per ogni ruota, ma lui insisteva su questa convinzione, tanto era nuovo per lui il concetto di bullone antifurto.

Comunque questo mi ha permesso di conoscere la meta' degli espatriati che si trovano a Timor-Leste (immagino che l'altra meta' avesse pensato di fare il ponte in direzione ovest). Infatti fermando tutte le macchine ho incontrato australiani, portoghesi, nepalesi, filippini, pakistani tedeschi, neozelandesi, francesi, giapponesi etc.
Tutti inutili ai nostri scopi, ma si sono profusi comunque in consigli e sorrisi di circostanza. Molti ci hanno offerto la loro provvista di bottiglie di acqua minerale (che pena che gli dobbiamo aver fatto).

Si cominciavano a fare le 4, e dovevamo passare un certo villaggio prima che facesse buio, perche' c'era un allarme dell'onu secondo il quale li' stavano avvenendo turbolenze e blocchi stradali, di sera. Ed il nostro buon autista apparteneva ad un'etnia in guerra con quella di quel villaggio, dunque era opportuno sbrigarsi. Ma eravamo impantanati li'. Decidiamo di chiamare la capitale e farci mandare una macchina di corsa, nel vero senso della parola. 110 km di stradaccia, in pratica 2 ore e mezzo. Parte quindi in nostro aiuto il proprietario della macchina, che al telefono aveva detto di non sapere niente di bulloni speciali.

E io riflettevo: della presenza di questo bullone strano sulla mia macchina non lo sapevo, ed ho avuto questa macchina per piu' di un mese, potendo bucare dovunque, in citta'. Avrei potuto scoprire questo problema vicino casa, a portata di aiuto da parte di 30 o 40 persone.
E invece dove mi va a succedere?
Qui.
Dove "qui" lo dicevo guardando la mancanza totale di qualsiasi oggetto artificiale, eccezion fatta per la macchina e la strada. In tutte le direzioni, a perdita d'occhio, non c'era nient'altro che campi incolti, rocce, sterpi. Ne' una casa, ne' un fuoco in lontananza, ne' persone. Niente.

I minuti passano lentissimi, senza avere niente da fare, con un caldo ed un'umidita' degna di un bagno turco, tra una telefonata alla coniuge ignara, che racconta storie di inumazioni feline, e ulteriori tentativi di trovare questo adattatore in qualche altra macchina.
Cominciava ad imbrunire e le macchine che correvano verso Dili si fermavano molto poco volentieri, perche' ogni minuto perso rappresentava un incremento delle probabilita' di beccarsi un sasso vagante o di trovare un posto di blocco.

Passano due ore e mezzo giuste, ed ecco che spunta il manager della societa' che affitta le macchine con un meccanico al seguito. In quattro e quattr'otto vaticina che in effetti il bullone e' diverso dagli altri e a martellate ci infila di prepotenza una chiave di misura piu' piccola dei bulloni normali, giusto per poter acchiappare quel bullonaccio infame e svitarlo. Cambiano la ruota e ci rimettiamo in macchina. Fa buio in quel momento.

Sulla via del ritorno ritroviamo la processione, che nel frattempo aveva percorso 4 o 5 km. Tutti in mezzo alla strada, e una decine di macchine che come la nostra aspettavano, procedendo a passo d'uomo. Un'altra ora di supplizio, ho imparato il rosario in Tetun. E poi ci hanno fatto passare.

L'altra macchina, quella del manager ce la perdiamo praticamente subito, non so se ci hanno superato o sono rimasti dietro. Corri corri verso Dili ed arriviamo al paese pericoloso, Metinaro. E' ormai buio fitto e temiamo che qualcuno ci fermi con degli ostacoli in mezzo alla strada. Se prendono il mio autista, finisce all'ospedale ad essere fortunati (qui usa cosi', lui mi ha raccontato che a Dili anche lui fa le stesse cose, al contrario).
C'e' molta gente per strada e un signore di forse 50 anni, con un bel sasso in mano, ci fa segno di rallentare, poi guarda dentro e ci dice di passare.
Pfui anche questa e' fatta. Questo autista e' discretamente fortunato, vedo.

Dopo meno di mezz'ora torniamo in albergo ed ognuno si ritira nei suoi alloggi.
Nel complesso una tre giorni pregna.

lunedì 29 ottobre 2007

Timor-Leste "La visita a Oecussi - Ottobre 2007" >>ITA >>ENG

ITALIANO (for english see below)

Tra le strade di cui mi devo occupare ce ne sono due in una regione di Timor-Leste che si chiama Oecussi. Fin qui nulla di strano. Pero' Oecussi e' una regione un po' particolare, e' un'enclave all'interno dell'Indonesia, infatti come ricorderanno i miei quattro lettori (citazione dotta) l'isola di Timor e'
divisa in due parti di simile grandezza (questa e' un'altra citazione, del tutto involontaria, e me ne sono accorto un paio di giorni dopo averla scritta, comunque piu' difficile dell'altra), quella ad ovest e' Indonesia, quella ad est e' la Republica Democratica de Timor-Leste. Poi c'e' l'anomalia di Oecussi, appunto.


Per arrivarci bisogna prendere il traghetto, che c'è solo due volte la settimana, parte verso le 19 ed arriva la mattina alle 6. Il traghetto ha solo posti per passaggio ponte, come dicono quelli della Tirrena, e le cabine sono destinate all'equipaggio. Siccome pero' tutto il mondo e' paese, i 10 marinai della nave affittano le loro cuccette a 40 dollari a viaggio. Che si aggiungono ai 15 del viaggio ordinario ed ai 150 per la macchina. Mi sono imbarcato lunedi 22 ed ho preso possesso della mia cuccetta, mediamente pulita. C'era anche la chiave del bagno, che deve rimanere sempre chiuso a chiave altrimenti lo usano anche i passeggeri ordinari, mentre e' per l'equipaggio e per gli ospiti di lusso. Chiaramente tutte le centinaia di persone imbarcate assieme a galline, capre e mucche, non e' che stiano nelle sale passeggeri, ma si spargono per tutti i posti liberi della nave, ivi compresi i corridoi della zona cabine. Accade dunque che se devi andare in bagno devi uscire dalla cabina e scavalcare decine di persone ammucchiate per terra, bambini, anziani, tutti con braccia e gambe non facilmente identificabili attraverso le coperte, e quindi nel passare bisogna far molta attenzione a non svegliare il corridoio intero per gli strilli di quello a cui hai schiacciato una mano. Peggio e' andata ad un mio collega che ha dovuto confrontarsi, tra gli altri viaggiatori, con una meretrice che esercitava sdraiata nel corridoio circondata da altri passeggeri, celata soltanto da una coperta, e c'era la fila di uomini pronti a fruirne, appena fosse andato via il cliente di turno.

Arrivo a Oecussi, e la nave sbarca sulla spiaggia, perché non c'è un porto. Solo una specie di rampa di sassi che finisce nel mare. Chiedo ai miei fidi aiutanti: "ma dov'è Oecussi?" e mi dicono "Ma siamo a Oecussi" Io allora reprimo lo schiaffone che sto per dare e ridico con un sorriso "Lo so che siamo a Oecussi, ma la città dov'è?" Mi rispondono "Oecussi e' una regione non una città, comunque il capoluogo e' questo". Io allora riguardo intorno, alla ricerca di qualche dettaglio che mi era senz'altro sfuggito e noto soltanto una spiaggia, della gente che trascinava bestie fuori dalla nave e alcune case, forse 6 o 7 abbastanza distanti tra loro. Ovviamente la parola "case" va intesa latu sensu. Be' partiamo alla ricerca delle strade da investigare, con tutti gli strumenti del caso. La strada e' lungo la spiaggia. dopo parecchi chilometri di strada costiera, arriviamo a destinazione ed eseguiamo i rilievi del caso. Quando uno pensa alla spiaggia, magari si figura Rimini, o forse Ostia. Qui e' una spiaggia lunga decine di chilometri, con pochissime casette molto modeste, sparse su un territorio vasto. Mi ricorda un po' le spiagge dell'Oman, ma la differenza e' che qui e' verde, ci sono alberi, prati, piante. E una spiaggia di coralli spezzettati e sabbia. Superiamo alcuni fiumi quasi asciutti; lo spettacolo e' stupendo.


Poi ripartiamo alla volta della seconda strada, che e' veramente lontana. non in termini di distanza, visto che sono solo 80 chilometri, ma di tempo. La strada per arrivarci in pratica non c'è. E' un sentiero che nell'avvicinarsi ai monti dal mare, attraversa lo stesso fiume per cinque volte, nel letto del fiume, beninteso. Mica ci sono ponti o cose del genere. Poi prosegue dentro il letto del fiume per una decina di chilometri, dove l'acqua e' poca, ma e' pieno di grosse pietre che rappresentano un supplizio per le mie povere e stanche ossa. Dentro il fiume, nelle zone asciutte, ci sono degli affari di paglia costruiti per fare ombra, grandi come un'ombrellone da mare, ma molto, molto più' spartani, al di sotto dei quali c'è una persona con alcuni mucchi di pietre intorno.


Che fanno? Prendono i pietroni del fiume, li spaccano a martellate (un martelletto, non come i film americani nei quali i forzati hanno mazze magari da 5 chili), li selezionano per grandezza e fanno i mucchi, in attesa di qualcuno che passi con un camioncino e li compri. Arrivati ai piedi dei monti il sentiero diventa stretto circa 3 metri e si appoggia sul fianco delle colline, con un lato pieno di detriti di frane recenti, l'altro mezzo franato a valle. Tutto il percorso e' un zigzag per evitare ostacoli o voragini che conducono a valle per vie brevi, col terrore da parte mia che sopra le nostre teste si stacchi una nuova frana proprio mentre passiamo noi. Arriviamo in vista della nostra strada, a pochi metri dal confine indonesiano. Allora io chiedo: "Dove e' la frontiera?" E mi rispondono indicandomi una direzione. Allora io guardo le cime dei monti e mi immagino che il confine sia sul crinale delle montagne, ma i miei accompagnatori capiscono l'equivoco e mi dicono: "No, questo qui". E mi indicano un tratturo su cui un'Ape a tre ruote avrebbe problemi a passare, che a distanza di 50 metri da me, portava a una tettoia di paglia, grande come un'edicola di giornali di quelle piccole, sotto la quale stava un tizio, addetto probabilmente al controllo dei transiti.


Questa e' la frontiera. Sulla sinistra della foto, circa dove il sentiero termina, si intravvede il tetto in paglia del posto di frontiera.


Bah. Iniziamo la nostra ispezione e piano piano procediamo sul versante della montagna; incrociamo case, capanne, la stradina di 3 metri e' franata in molti punti. Come faremo a mettercene una larga 7 metri rappresenta per me un mistero. L'ambientazione e' da film. non c'e' traccia di tecnologia, ne' di tecnica moderna. Le staccionate sono fatte intrecciando rami, i tetti sono di paglia e le case di fango. I gradini di sassi ordinati. Mi immagino che la preistoria fosse cosi'.


Pure qui, raggiungiamo il termine della nostra strada e mollemente ci incamminiamo (in macchina) verso il ritorno. Gia' il ritorno suppone di prendere la stessa nave, che nel frattempo e' rimasta nel "porto", che parte alle 19 e giunge nella capitale alle 6 di mattina. Lungo la via del ritorno, proprio mentre stavamo percorrendo il fiume di sassi, incrociamo la nostra altra macchina che era ferma e stava raccogliendo campioni di roccia. Uno di questi, ci corre incontro e dice: "Hanno chiamato dalla nave, correte al porto che' sta arrivando la bassa marea, e la nave deve allontanarsi dalla costa" E via a scapicollarci su quelle stradine tanto sicure, a tutta callara, nel tentativo di arrivare in tempo. Corri Corri, arriviamo finalmente al mare e che troviamo? Il traghetto stava in mezzo al mare. Se ne era andato senza tanti complimenti. e noi, arrivati all'ufficio del porto (ma insomma, ribadisco che le parole ufficio e porto vanno intese per il contesto) chiediamo che possiamo fare, anche perche' l'alternativa e' aspettare fino a venerdi sera, e era solo martedi pomeriggio! Ci hanno detto di aspettare, perche' forse la marea si sarebbe rialzata prima delle 19 e quindi il traghetto sarebbe tornato a riva. Nel frattempo arriva anche la seconda macchina, mangiamo un boccone nell'unico ristorante del posto, e anche qui valgono le raccomandazioni di cui sopra sul significato da attribuire ai termini, e ci mettiamo pazientemente al'ombra ad aspettare che questa benedetta bagnarola torni a riva. Sono le 14.


Quando ormai sono le 18, la gente comincia ad assembrarsi sullo scivolo da cui si entra nel traghetto, e noi ci mettiamo in coda con una delle due macchine. Dopo circa 1 ora la nave arriva e abbassa il ponte. Che confusione, cristiani, capre, galline e macchine, ognuno a spingere per entrare, manco regalassero caramelle, sulla nave. Vabbe', in finale saliamo sul traghetto, sistemiamo la macchina e partiamo. Nulla di notevole da aggiungere. Tre giorni dopo, quando l'altra macchina con i suoi occupanti doveva tornare, ci chiamano dicendo che le persone potranno imbarcarsi, ma la macchina no, dacché alla nave si e' rotta quella porta che si abbassa da cui normalmente si entra. I passeggeri vengono fatti salire con delle scale, la macchina resta li'. La nave e' stata successivamente spedita in Indonesia, e per tre settimane la bellissima enclave di Oecussi sarà' del tutto isolata.

Suggerisco la visione di questo breve stralcio del video girato ad Oecussi.

Oecussi1.wmv




ENGLISH

Among the roads that I have to carry out two of them are in a region of Timor-Leste, which is called Oecussi. So far nothing strange. But Oecussi is a region a little particular, it is un'enclave within Indonesia, as in fact remember my four readers (learned quote) the island of Timor is divided into two parts similar magnitude ( this is another learned quote, completely unintentional, and I have noticed a couple of days after writing, however this one is more difficult than the other one), the west is Indonesia, the east is the Democratic Republica de Timor-Leste. Then there is the anomaly of Oecussi, in fact.


To get there we need to take the ferry, which is only twice a week, partly to the 19 and arrive in the morning at 6. The ferry has only places for bridge, as they say those of Tirrena, and the booths are intended to manning. The 10 sailors of the ship rent their bunks to 40 dollars per trip. that are added to 15 of the ordinary travel and 150 for the car. I embarked Monday 22 and I took possession of my booth, averagely clean. There was also the key to the bathroom, which should be kept locked otherwise it may be used by ordinary passengers, but is for the crew and special guests only.
Clearly all the hundreds of people loaded with chickens, goats and cows are supposed to remain in the halls, but spread on all vacancies of the ship, including the cabins corridors etc.If you need then to go to bathroom, you need to exit the booth and override dozens of people stacked on the floor, children, elderly, all arms and legs with no easily identifiable through the covers, and therefore must pay great care not to rouse all the sleeping people due to the screams of the one whose hand you have stepped on.

It was worse for a colleague of mine, who had to confront, among other passengers, with a prostitute who exercised lying in the corridor surrounded by other passengers, hidden only by a blanket, and there was a row of men queing for her services.


We arrive in Oecussi, and the ship lands on the beach, because there is no port. Only a kind of stone ramp that ends into the sea. I ask my coworkers, "but where is Oecussi?"
And they answer "But we are in Oecussi"
I then hold the slap I am on the brink toto give and repeat, with a smile, "I know that we are in Oecussi, but where is the city?"
They respond "Oecussi is a region not a town, the capital is this."
Then I regard around, looking for some detail that I have certainly missed and what I can see is only a beach, the people who haul beasts out of the ship and some houses, perhaps 6 or 7 quite far from each other.
Obviously the word "houses" must be understood in a broad sense.

Well we start looking roads to be investigated. The road is along the beach. After several kilometers of coastal road, we arrive at our destination and carry out the necessary survey. When we think of the beach, probably we figure Rimini, or perhaps Ostia or another tourist crowded beach.
Here is a beach tens of kilometers long, with very few modest houses, scattered over a vast territory. Reminds me a bit Oman, the beaches, but the difference is that here is much of green, trees, lawns, plants. The sand consists mainly of crushed coral.


Then we run to the second road, which is really far. Not in terms of distance, as they are only 80 kilometers, but of time. The way to get there practically does not exist.
It is a path that join the seaside to the mountains, and crosses the same river five times; in the bed of the river, of course. There is no bridge or similar thing. Then it proceedes in the riverbed for about ten kilometers, where water is scarce, but is filled with large stones that represent a torment for my poor and tired bones. Inside the river, in dry areas, there are kiosks made of straw built to provide shade, below which there is a person with a few piles of stones around.


What do they do? They take the stones from the river, spliting them in pieces (with a hand hammer, not like American films where forced workers have big hammers maybe of 5 kilos), selecting them according to size and make piles, waiting for some truck to pass by and buy them.

When we reach the toe of the mountains the road becomes a narrow path about 3 meters wide and lays on the side of the hills, with several detritus of recent landslides on the road way, some portions of the road are collapsed downstream. The entire route is a challenging zigzag to avoid obstacles or chasms that lead downhill via the shortest route possible, i. e. falling down the escarpment. Additional scare comes from the possibility that a new landslide will decide to fall just at the moment we are passing there.

We arrive in view of our road, a few meters from the Indonesian border. Then I ask: "Where is the border?" And my colleagues respond pointing one direction. Then I look at the peaks of mountains, and I imagine that the border is on the ridge of mountains, but my companions understand the misunderstanding, and say: "No, this one here. Very near to us". And they indicate to me a trail on which a three wheels would have trouble passing, that after 50 meters from me, brought to a head straw, as big as a newspaper
kiosk, under which there was a guy, probably assigned to the control of transit.

This is the frontier. On the left of the picture, about where the trail ends, we glimpse the straw roof of the border post.

Bah. We begin our inspection and proceed slowly on the side of the mountain; cross houses, huts, the road to 3 meters is collapsed in many places. How are we going to place e new road 7 m wide still is a mystery to me.
The setting is as in a movie. There is no trace of technology. The fences are made weaving branches, roofs are made of straws and the houses of mud. The stairs are in raw stone orderly placed.
I guess the prehistory was so.


Then we reach the end of our road and slowly we are heading back the port.
to get the same ship, which in the meantime has been in the "port". The trip starts at 19 and arrives in the capital at 6 am. Along the way back, just as we are driving along the river bed, we cross our other car that has stopped and is collecting samples of rock. One of staff, wawes at us and says:
"They called from the ship, hurry to the port since the low tide is about to start, and the ship must move away from the coast".

And so headlong to the port running as mad on so safe roads, in attempts to reach on time.
Run Run, finally we reach the sea and what do we find? The ferry is already in the midst of the sea.
And we arrive at the port ask that we can do, because the alternative is to wait until Friday evening, and it was only Tuesday afternoon ! They tell us to wait, because maybe the tide may raise before the 19 and then the ferry would be returned to shore. Meanwhile comes the second car, eat a bite in the restaurant of the place, (please remember that the word "restaurant, as well as "port" are to be intended in their wide meaning) and there we patiently wait in the shadow for this blessed boat be back to the shore . It's 14.


It's now 18, people started to gather at the chute from which you enter the ferry, and we joint the queue with one of the two cars. After about 1 hour the ship arrives, and lowers the bridge. What confusion, people, goats, hens and cars, each pushing to enter, as on the ship they give free sweets.

Fine, in the final climb on the ferry, we fix the car and leave. Nothing significant to add. Three days later, when the car with its occupants had to return, they call our office saying that people can embark, but not the car, since the ship has broken that door that lowers lo let vehicles in. Passengers are taken up with the ladders, the car is still there. The ship has been sent to Indonesia, and for three weeks the beautiful enclave of Oecussi will be "totally isolated.


I suggest the vision of this short excerpt of the video shot to Oecussi.